Trent’anni di dialoghi sul Boxer con il Dott. Bosi

Trent’anni di dialoghi. Dott. Bosi.

BOXER – 30 years of Dialogue

Written by Thomas Bosi
Vediamo chi sono i protagonisti e poi i fatti: lasceremo al lettore le riflessioni e le meditazioni che ne sgorgano. Non saranno del tutto inutili per chi si dedica ancora oggi all’allevamento del Boxer.
I personaggi. Da una parte i coniugi Stockmann , dall’altra la Dr.ssa Rudolphine Menzel . Gli Stockmann non abbisognano di presentazione. I Boxeristi più giovani conoscono per lo meno in superficie Frau Stockmann: forse un po’ meno suo marito, Philipp Stockmann, spentosi negli ultimi bagliori del secondo conflitto mondiale in conseguenza degli stenti sofferti in carcere, ove era stato rinchiuso dagli alleati per le sue trascorse simpatie naziste di piccolissimo gerarchetto di villaggio, in buona fede. Come sempre accade, sono sempre questi i tipi che pagano. Non è questo un piccolo particolare di cronaca: pensiamo all’origine ebrea dei Menzel e allora ci renderemo conto come anche la diversa origine ideologica e razziale abbia contribuito a rendere meno smussati gli angoli della polemica fra i due personaggi. Lei, la Stockmann, non aveva altro da pensare che ai suoi cani e al suo allevamento, e ai problemi ad esso inerenti, pur non mancando di scrivere, piuttosto spesso, note, commenti, resoconti di estremo interesse. Quando, tuttavia, c’era da prendere una posizione ufficiale essa si ritirava all’ombra del marito, magari fornendogli, vien fatto di pensare, gli spunti e gli argomenti per i suoi interventi. Lui, Philipp Stockmann, si era venuto trovando, perché giudice, direttore generale dell’allevamento per tutto il Reich, titolare di volta in volta di tutte le cariche più importanti e impegnative del Boxer Klub, assai spesso in prima linea, alfiere e condottiero, a guidare la pattuglia dei più valorosi ed esperti allevatori, a consigliare i giovani, ad avvertire (a fiutare, direi) i problemi che, di volta in volta, si andavano profilando nelle diverse circostanze e nelle più svariate condizioni ea battersi per la loro soluzione migliore.
Frau Menzel era un elemento di una coppia che allora si era acquistata una notorietà e una fama altrettanto vasta quanto forse quella degli Stockmann. Lei e suo Marito, ambedue medici, erano titolari dell’allevamento dei Ben e Bath Satan , che aveva sede in Austria, a Linz. Per capire la diversa formazione di queste due coppie e quindi la loro diversa forma mentis, occorre rifarsi, (a me pare molto importante) alla loro origine e alla loro educazione professionale. La Stockmann era nata a Riga. Figlia di un medico che voleva indirizzarla alla carriera delle belle lettere, preferì dedicarsi alle arti figurative: dopo aver concluso una prima scuola artistica nella città nativa venne a iscriversi alla scuola di Belle Arti di Monaco, dove incontrò il futuro marito nelle aule della stessa scuola e dove, insieme con lui, fu attirata dalla passione per i Boxer. I Menzel erano invece medici di origine ebraica e, come tali, a me sembra naturale che avessero del Boxer un concetto eminentemente pratico e ispirassero l’allevamento innanzi tutto a criteri di igiene della razza e poi secondariamente a criteri di selezione utilitaristici anziché estetici. Sembra infatti che preoccupazioni di ordine estetico, almeno per quello che traspare dalle loro Opere e dai soggetti allevati, non ne avessero troppe.
A loro interessava soprattutto, dato che il Boxer era stato qualificato come cane d’utilità, che fosse soprattutto tale, non importa se a costo e a sacrificio di certi canoni estetici: da un punto di vista medico poi, (e conseguentemente pratico, almeno nella loro interpretazione) si preoccupavano di eliminare dalla razza certi caratteri ereditari che essi ritenevano negativi e pericolosi per la razza.
E’ chiaro che le posizioni delle due coppie finivano per divergere sensibilmente: gli Stockmann avevano avuto fin dalla più giovane età una formazione ispirata a criteri d’ordine eminentemente estetico e si erano avvicinati al Boxer soprattutto per averne un compagno e un amico, i Menzel invece miravano, come abbiamo visto, ad averne, più freddamente, un ausiliare. Sono i concetti antagonisti da sempre che ancora una volta riaffiorano: sono i concetti, con tutte le derivazioni di ordine anatomico, fisiologico, estetico, funzionale, psicologico, che stanno alla base della formazione del Boxer e che rendono in un certo senso così “tribolato” (mi si passi l’espressione) l’allevamento di questa razza: per cui su ogni direzione verso la quale ci si avvia non si può andare oltre certi limiti, né è concesso fermarsi prima di aver raggiunto certi traguardi: limiti e traguardi che alle volte sono fatti di sfumature appena percepibili all’occhio più sensibilizzato e che passano inavvertite a chi non si è preoccupato di approfondire e di educare le proprie facoltà di indagine e di controllo. La storia e il successo progressivo del Boxer nel mondo intero sta a dimostrare che hanno sempre avuto ragione gli allevatori più sensibili e che hanno avuto l’intuito e la mano più felice nel saper comporre insieme e in armonia i diversi elementi di contrasto. E forse qui sta il segreto per cui, da tanti allevatori e da tanti cultori del Boxer, ben pochi siano coloro che ne sono venuti fuori con l’aureola del maestro. Non so se nelle altre razze domestiche si siano verificate condizioni di durissima selezione, fra i loro cultori, come nel Boxer… Ma ritorniamo al nostro discorso. Per gli Stockmann il problema era quello di fare prima il Boxer morfologicamente e poi selezionarne le caratteristiche attitudinali; per i Menzel invece la preoccupazione principale era quella di avere comunque un cane da utilità (più esattamente da difesa): ed era una preoccupazione che condizionava tutto il resto: tipo, bellezza, armonia, etc. venivano molto dopo e solo sicut in quantum si realizzavano le condizioni che essi ponevano come primarie.
Data l’importanza e l’autorevolezza dei personaggi (a quei tempi sia gli Stockmann che i Menzel erano notissimi ben oltre le frontiere del mondo di lingua tedesca e potevano contare su folte schiere di simpatizzanti) l’influenza che essi potevano avere, poteva essere decisiva o quanto meno molto importante nella evoluzione successiva della razza, a seconda del prevalere delle opposte tendenze.
Il conflitto covava da lungo tempo sotto la cenere e doveva finire presto o tardi per scoppiare. Il che puntualmente accadde.
Sui Boxer Blätter del maggio del 1936 appaiono due fotografie di campioni prodotti dall’allevamento Ben e Bath Satan (Ben, i maschi e Bath le femmine), con un commento della Stockmann. “E’ un peccato, essa scrive, che dati i reciproci rapporti, sia quasi impossibile uno scambio di sangue con l’Austria, e ciò danneggia l’allevamento. D’altra parte ci è stato assicurato che le importazioni tedesche nell’allevamento di questo Paese non sono state sufficientemente messe alla prova e che in Austria si attribuisce soprattutto grande importanza al cane d’utilità. In conseguenza di ciò, si deve pertanto precisare che oramai i boxer austriaci sono diventati sangue estraneo rispetto ai nostri… Certamente il nostro Boxer tedesco negli ultimi 7-8 anni è andato molto avanti, mentre i tipici difetti dei Boxer dei primi tempi sono rimasti in Austria più o meno fissati. Nessuno vuole negare i grandi successi ottenuti dagli Austriaci nel lavoro (e soprattutto dai Menzel), ma anche noi negli ultimi anni abbiamo avuto la fortuna di raggiungere notevoli traguardi sotto questo aspetto ei nostri allevatori mostrano sempre maggior interesse all’addestramento dei loro cani”
Nel fascicolo di settembre della stessa rivista appare la risposta della Dr.ssa Menzel: “Noi, essa scrive, ci siamo preoccupati di conservare al Boxer la caratteristica di cane d’utilità. Ci siamo anche preoccupati di ingentilirlo, ma non a costo di compromettere quella che consideriamo la caratteristica più importante. A tale scopo abbiamo dato la nostra preferenza a soggetti di maggior statura, poiché in molti casi la lunghezza dello scheletro degli arti è troppo scarsa in rapporto alla lunghezza del torace. Questo è un traguardo da raggiungere presto e su scala diffusa. Poi c’è il problema della testa troppo corta, contro la quale noi e altri importanti cinologi austriaci abbiamo preso posizione. Essa è collegata al carattere ereditario negativo, perché carattere letale, della condrodistrofia, carattere che è legato indubbiamente al tipo del Boxer (e che gli deriva dal Bull Dog) e dal cui bagaglio ereditario non è facile da eliminare. Pertanto noi riteniamo che si debbano preferire in allevamento i soggetti che si allontanano dal tipo ideale dello Standard più per difetto che per eccesso. Questi saranno, sì, peggiori Boxer, ma sempre buoni cani, mentre nei casi di eccesso di tipo si va verso la degenerazione. Inoltre noi riteniamo di dover preferire quegli animali che allontanandosi dal quadro ideale (costruzione quadrata) sono ben angolati e appaiono più lunghi, piuttosto che quelle indesiderabili figure che ricalcano il tipo del Mops”. ” In altre parole la Dr.ssa Menzel rifiuta quello che noi oggi identifichiamo con l’ipertipo: e lo rifiuta proprio in allevamento dove tutti sanno che l’ipertipo ha dato tanto contributo alla fissazione e al mantenimento del tipo.
Alla Dr.ssa Menzel risponde Philip Stockmann. “Io mi sento obbligato a puntualizzare alcune cose.. Bisogna essere critici e anche noi, nel Paese d’origine del Boxer, accettiamo le critiche fatte in buona fede e ne facciamo tesoro. Ad esempio ci è stato rimproverato di prestare poca attenzione al lavoro: abbiamo accettato questo avvertimento e in pochi anni abbiamo fatto dei grandi progressi. Quello che scrive la Dr.ssa Menzel sulla lunghezza e sulla angolatura non è esatto. Il nostro Standard prescrive chiaro e tondo che il Boxer deve avere un dorso corto e coprire il maggior spazio possibile. Egli deve unire la maggior rapidità di movimento con la maggior forza. Quasi tutti i Boxer austriaci che abbiamo visto mostravano tutti una tale uniformità di tipo da far meravigliare e pertanto l’espressione “Boxer di tipo austriaco” appare pienamente giustificata, anche se non sia facile stabilirne l’origine. Anche da noi in Germania appaiono ogni tanto dei difetti: occhi chiari, posteriori diritti, scarso sviluppo del torace, ecc. Ma in generale si riesce sempre a farla finita presto, quando si proceda radicalmente una volta che si sia voluto ammettere queste mancanze, anche se io posso sinceramente concedere che non sia sempre facile trovare la giusta compensazione per eliminare caratteristiche spiacevoli e per conservare quelle desiderate. Solo un allevamento fondato sulla selezione morfologica attitudinale può alla lunga avere successo e questo deve essere e restare il nostro traguardo comune”.
Nel 1937 Ph. In 1937 Ph. Stockmann viene invitato a giudicare a Vienna (Esposizione Internazionale del 3-4 aprile: dalla Germania, erano venuti in classe giovani, tanto per non far nomi, Utz e Volkmar von Dom!) e fa seguire il seguente commento: “Dopo molti anni di interruzione, finalmente un giudice tedesco è stato Invitato alla Esposizione Internazionale di Vienna. Devo dire che l’invito fu particolarmente interessante perché già da molto tempo era necessario stabilire un franco scambio dl idee a proposito del quesito: “Esiste un tipo austriaco del Boxer?”.
Su 1005 iscrizioni, i Boxer ne contavano 57 e pertanto si può affermare che potevano contare su una ottima rappresentanza, da cui fu possibile rilevare che in realtà si allevava in due direzioni diverse. Infatti, mentre una parte di quei Boxer può considerarsi veramente tipica secondo i nostri concetti, specie per quello che riguarda l’espressione del tipo nella testa, l’altra parte dimostra un così forte scadimento o addirittura una tale mancanza del tipo, da far pensare che se non si avvierà su altri binari questo orientamento nell’allevamento, ben presto non si potrà più parlare di Boxer secondo lo Standard tedesco

Subito dopo la Esposizione di Vienna la Dr.ssa Menzel, nella sua qualità di Hauptzuchtwart (Direttore generale dell’allevamento) del Boxer Club austriaco ha scritto ai Direttori d’allevamento regionali, fra l’altro, quanto segue: “Il principale contingente dei Boxer presenti alla Esposizione Internazionale di Vienna era costituito da cani provenienti dalla Zona di Vienna e dall’Austria meridionale e il confronto di questi cani con quelli degli altri gruppi regionali consentì di trarre delle conclusioni molto soddisfacenti: si alleva ora in gran parte dell’Austria un tipo sempre più unificato, che sempre più si avvicina al quadro delineato dallo Standard e che tuttavia ha conservato le caratteristiche fondamentali dell’allevamento austriaco del Boxer, fra le quali io faccio conto soprattutto sulla corretta conformazione (che non solo fa piacere allo specialista che guarda al tipo, ma anche al cinologo puro, che giudica il cane come tale, senza guardare al tipo) sulla potente impressione di insieme portata ai limiti estremi più vicini al massimo dello Standard, sulla potenza della ossatura, come è necessario per le razze d’utilità, e, alla fine, come cosa più importante, anche se alle Esposizioni è presa in poca considerazione: alle forme esteriori del cane da difesa deve corrispondere anche il carattere del cane da difesa”

In alcuni punti , scrive Stockmann, un buon conoscitore del Boxer darà certo ragione alla Dr.ssa Menzel. Se però vengono considerati soddisfacenti i risultati ottenuti in allevamento, allora credo di non essere il solo ad essere di parere contrario. Una gran parte dei Boxeristi austriaci è a questo riguardo d’accordo con me e anche all’Estero ritengo che ci si possa rallegrare sempre meno per un tal tipo tanto fortemente rappresentato e radicato in Austria. (Come si vede, tutti dichiarano di allevare secondo lo Standard: ma allevare secondo lo Standard non vuol dire fare la selezione secondo alcuni aspetti e postulati dello Standard e dimenticarne o trascurarne altri: vuol dire invece aver sempre ben presente nella mente le esigenze dello Standard tutte intere, perché l’allevamento del Boxer è un castello alla cui costruzione concorrono mille elementi, costituiti spesso da fattori antagonisti da armonizzare secondo delicati (principi?) e non per una maggiore altezza, nessuno può rimproverare a noi, in Germania, di essere di corte vedute. La originaria statura massima di 60 cm è già stata superata da alcuni anni dai nostri stalloni più rappresentativi. Ma questo non ci consente di puntare ora verso il traguardo dei 70 cm. Noi pretendiamo un cane da lavoro potente, ma rapido ed elegante, ed io sono fortemente convinto che i nostri Boxer, con forte ed asciutta muscolatura, diano certamente migliori prestazioni atletiche dei Boxer linfatici e grossolani di un tempo e che a Vienna mi è accaduto di vedere molto spesso. Che un tal cane, costruito proprio per il lavoro, non possa piacere a chi giudica il cane esclusivamente in funzione del lavoro, proprio non posso capire. E che il nostro Boxer anche nel carattere resti un vero Boxer, lo possiamo tranquillamente lasciar dire ai competenti.
Si pone ora una domanda per il futuro dell’allevamento del Boxer: quale sarà l’orientamento che finirà per prevalere? Del materiale buono, in Austria ve n’è certamente: conversazioni e contatti importanti ve ne sono stati a Vienna e anche a Monaco per arrivare a un definitivo chiarimento sugli orientamenti da dare all’allevamento. Dieci anni fa in Germania si avvertì il pericolo di una perdita di tipicità della testa e anche allora questi cani poco tipici presentavano una particolare inclinazione verso l’eccesso di statura. Noi correggemmo questi difetti con l’impiego preferenziale di teste più o meno ipertipiche, con salto naso-frontale particolarmente accentuato. Che la nostra decisione allora fosse giusta lo dimostra il fatto che il livello attuale del nostro allevamento e la uniformità di tipo ottenuti sono tali quali noi non avremmo mai pensato di ottenere.
[Lo Stockmann, in un altro articolo dove si dibatteva la questione dell’eccesso di statura nel Boxer e sui provvedimenti da prendere per impedirlo, diceva che questo pericolo non poteva sussistere, ove si prendesse cura di selezionare teste con caratteristiche molto marcate secondo i criteri più sopra detti, in armonia con le esigenze dello Standard: in altre parole, quando le teste sono tipiche (e veramente tipiche) non c’è pericolo che l’altezza del Boxer ecceda oltre i limiti fissati dallo Standard. (ndr). Questo mi pare è importante, perché il discorso sul possibile eccesso di statura con le preoccupazioni che ne derivano risuona ancora oggi da molte parti: e pertanto l’insegnamento dello Stockmann ci può ancora essere prezioso]. Noi riteniamo opportuno allevare secondo un piano, continua ancora lo Stockmann nel commento alla Esposizione di Vienna. Animali che possiedono determinate caratteristiche positive e che le trasmettono debbono essere sfruttati in allevamento. Autorevoli informatori ci comunicano che in Austria 28 cucciolate discendevano da 26 padri diversi. Evidentemente ci si rompe poco la testa, in quel Paese, sui problemi della scelta dello stallone più adatto e il Direttore d’allevamento viene facilmente eliminato. D’altra parte si sta accumulando in Austria il sangue di un certo allevamento, da tanto tempo e in modo così intensivo, come da noi non è mai accaduto e purtroppo trattasi di animali che mettono in evidenza un tipo che noi consideriamo del tutto indesiderabile..
E’ logico che immissioni occasionali o saltuarie di sangue estraneo in questi animali con caratteri ereditari così fermamente ancorati, non potranno dare risultati che si prolunghino nel tempo a lunga scadenza. Anche se nascono soggetti tipici veramente secondo i nostri concetti, essi di regola non potranno a lungo andare imporsi dal punto di vista ereditario. I risultati veramente convincenti si avranno solo quando si useranno intensamente dei veri razzatori, non escludendo tuttavia di poter avere dei contraccolpi tutte le volte che ritorneranno a galla le caratteristiche ereditarie meno desiderate. Di qui la necessità di tecnici preparati che siano in condizione di dare l’allarme al primo profilarsi di qualunque pericolo. I primi vecchi antenati del Boxer sono gli stessi in Germania, in Austria e ovunque il nostro cane viene allevato: ma noi in Germania abbiamo respinto le linee di sangue di buoni Boxer che però non davano risultati in allevamento, mentre in Austria si è costruito spesso su queste linee. Le conseguenze si sono viste ed era fatale che si dovessero vedere. Per lo sviluppo futuro dell’allevamento del Boxer è ora decisiva la risposta che si vorrà dare al quesito che prima ci siamo posti. Se si continua ad allevare con questi Boxer, atipici secondo i nostri concetti, alla lunga e nemmeno tanto tardi, non si potranno più riconoscere questi cani come Boxer tedeschi.
E qui finisce il dibattito Stockmann-Menzel. Molti lettori si saranno annoiati e non saranno arrivati fino in fondo alla lettura di questa cronaca d’altri tempi. Ma coloro i quali avranno avuto la costanza di arrivare fin qui, penso che saranno grati ai nostri vecchi Maestri. Per i lettori non superficiali e portati alla riflessione e alla meditazione c’è ampia materia di studio e di approfondimento nella tecnica dell’allevamento e della conoscenza profonda del Boxer. A noi non sono sembrate chiacchiere inutili.

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