Testa, carattere e costruzione del Boxer

TESTA, CARATTERE E COSTRUZIONE

(T.Bosi – Rivista BOXER nov. e dic. 1988)
Nei giudizi si sta sempre più attribuendo un grande valore alla testa e si tende sempre a dedicare sempre minore attenzione alle costruzioni e alle andature. Questa tendenza, che emerge anche in certi giudici tedeschi, mi sembra pecchi di incoerenza e superficialità. In una parola vorrei dire che chiunque prenda delle decisioni importanti, dovrebbe chiedersi quale ne sarebbe l’effetto conclusivo su quello che seguirà e se esiste un nesso logico con quello che precede. Mi spiego meglio (se mi riesce!). il Boxer è un cane da lavoro: questa è la prima cosa che si può dire (e la più importante!) per definire il nostro cane. In questo senso, il Club ritiene di soddisfare pienamente il suo mandato dedicando moltissima attenzione a questa caratteristica, tutelandone e incentivandone una sola componente: il carattere. Ma se ci soffermiamo solo un istante a riflettere che il cane da lavoro,(o più propriamente , da difesa, come è nel nostro caso) non è e non può essere fatto solo di spirito, ma anche di materia, ci accorgiamo che a questo riguardo, è carente. Mi si obietterà che alla materia (cioè alla conformazione e alle andature etc.) ci pensano le esposizioni e i raduni. Ma allora, mi chiedo, se i cosiddetti giudici di bellezza focalizzano la loro attenzione esclusivamente o con grande prevalenza sulla testa, chi si deve occupare di tutelare, nel giusto rapporto, la macchina Boxer (cioè, ancora, costruzione, andature, proporzioni, efficienza etc)? Mi chiedo cioè, come un cane da lavoro possa esprimersi al meglio, qualora non possieda, insieme al carattere, anche le necessarie strutture fisiche, indispensabili per svolgere il lavoro che gli viene richiesto. E cioè: costruzione corretta e quindi efficiente, solidità scheletrica e sviluppo della muscolatura adeguati, strutture che assicurino la necessaria mobilità e resistenza, tali che gli consentano di tirarsi di impaccio bene, in qualunque frangente. Mi riferisco, tutto insieme, alle proporzioni e all’armonia fra le diverse parti del corpo (una macchina sbilanciata rende poco, consuma molto e può anche presentare dei rischi), alle angolature, alla perfetta funzionalità degli arti, allo sviluppo toracico, alla correttezza delle spalle, dei reni e della groppa e via di seguito. Pensiamo un pò se dovessimo impiegare per difenderci, un Boxer fatto solo di testa e di carattere. Questa è ovviamente una esagerazione per assurdo, ma può indurci a riflettere.
Mi è sembrato che certi aspetti dei cani, siano valutati secondo questi criteri che mi lasciano perplesso e mi sto chiedendo che cosa accadrebbe il giorno in cui un giudice dedicasse alla struttura fisica del cane la stessa attenzione che oggi si dedica alla testa. Ne vedremmo e ne ascolteremmo delle belle.Qualcuno obietterà che da sempre e da tutti si è sempre affermato che la testa è nel Boxer la parte che ha un valore preminente. Ma a questo avvertimento vorrei opporre un ragionamento molto terra terra. Prendiamo un carro armato: il cannone è la testa del Boxer, il pilota ne è lo spirito, il carattere. Pur avendo un cannone eccellente e un pilota abile e valoroso, il carro armato non sarà utilizzabile se non sara in grado di muoversi liberamente su qualunque terreno e se non avrà una corazza a prova di bomba, una riserva di carburante sufficiente e ben protetta, un motore efficiente e adeguatamente messo al sicuro dai colpi avversari. Certo il cannone è importante, perchè è quello che si può collocare in primo piano per il conseguimento del successo, ma non è il solo strumento di vittoria. E’ in altre parole la vecchia storia di Menenio Agrippa che si ripete: cioè la storia del ragionamento e del buon senso, altrimenti detto senso comune, ma che invece, diceva mia nonna , è rarissimo. Il Boxer ha già troppi problemi da risolvere per conto suo, senza che noi ne cerchiamo altri. La seconda osservazione che mi viene in mente è questa: dato per ipotesi che la selezione continui in questa direzione (perchè i risultati delle esposizioni hanno un effetto selettivo ben maggiore della selezione ufficiale, propriamente detta) un allevatore che volesse produrre dei Boxer corretti ed efficienti, come lo standard comanda, dove deve andare a scegliere i riproduttori adatti? La risposta non è facile e la domanda va girata al Club, il quale solo attraverso una maggiore attenzione dedicata al collegio giudici e una più vasta opera di propaganda, di istruzione e di sensibilizzazione verso gli allevatori, potrebbe intervenire nel senso auspicato. Ma i miei sono i sogni di un perfezionista, il quale non riesce mai a fare i conti con la gente comune la quale pone i propri gusti in testa a tutto; alla logica e alla coerenza, alla scienza e all’equilibrio e che pagando di tasca propria, si sente autorizzata a operare secondo i propri gusti personali, che non sempre vanno d’accordo con lo standard e che pertanto vorrebbero costringere lo standard a piegarsi alle proprie volontà. Alla resa dei conti, finiamo quindi per ritrovarci con mille verità e mille idee, una diversa dalle altre. Non c’è allora da meravigliarsi se anche i giudici seguono, nei giudizi, i loro personali criteri ed esprimono alla fine pareri e valutazioni contrastanti. Non ci sono più motivazioni per arrabbiarsi per le sconfitte nè per compiacersi per le vittorie, perchè non esiste più una verità a cui riferirsi. E questo si può chiamare un lavoro serio e responsabile? Ne vale la pena? A me pare di no.

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