Le lusinghe dell’ipertipo Boxer

Le lusinghe dell’ipertipo (BOXER anno 1985 n°2) di Tomaso Bosi

Il tentativo di realizzare sempre più tipo non deve essere spinto tanto avanti da compromettere la salute del boxer e la funzionalità della sua testa.

Chi mi legge, conosce certamente la stima e la considerazione che io nutro per la signora K. Rezewski. Ciò non nasce tanto dalla buona e cordiale amicizia che ci lega da tanti anni, quanto soprattutto dalla consapevolezza dei vincoli di una comune cultura Boxeristica, che risale alle fonti più classiche e più autentiche e che oggi sembra sempre più patrimonio di pochi in Germania e quasi di nessuno fuori di questo Paese. AI contrario, essa traspare nitida e chiara da tutto quello che la Rezewski scrive e fa in campo boxeristico ed è appunto per questo che essendo io stesso nutrito dalle stesse radici e abbeverato alle medesime fonti, sento per lei su un piano assai più razionale che istintivo o passionale la massima affinità la più compiaciuta delle soddisfazioni.

La cultura classica della Rezewski appare in modo particolare dall’articolo che ella ha scritto per il n. 11 dei Boxer Blatter 1984 ed anche se, in qualche piccolo dettaglio, non mi sento di condividere al 100% il suo pensiero, ritengo tuttavia che la sua interpretazione dello Standard sul come deve essere la testa del Boxer sia assolutamente valida e degna di essere oggetto di profonda meditazione.

Su diversi punti da lei toccati, io ho già avuto occasione di esprimere opinioni analoghe sia su questa rivista, che sul mio volume BOXER di recente pubblicazione. Ritengo comunque che valga la pena di ritornare sull’argomento, perchè certe puntualizzazioni non guastano mai e dovrebbero essere periodicamente riportate all’attenzione del Lettore.

Fra le prime cose importanti del suo articolo, la Rezewski sottolinea la necessità di curare in modo del tutto particolare la produzione di Boxer con il naso alquanto rincagnato, ricordando (lo aveva già fatto la Stockmann: ecco le fonti classiche) che questi Boxer riproducono molto meglio il tipo che non quelli con canna nasale diritta.

L’osservazione è importante e del tutto attuale, perchè, in genere, oggi, questi tipi di naso sono meno frequenti di qualche decennio fa (e questo sia detto anche per coloro che ritengano che i Boxer di gran tipo e di gran classe si producano solo oggi e sottovalutano i Boxer degli anni ’50 e ’60).

A mio avviso il naso rincagnato è una di quelle caratteristiche estremamente determinanti per la realizzazione del tipo, che dovrebbe costituire in moltissimi casi, elemento abbondantemente preferenziale.

Il tartufo, scrive poi la Rezewski, deve essere largo, non stretto nè piccolo. Il tartufo stretto comporta un inizio delle prime vie respiratori altrettanto stretto e pertanto condiziona negativamente la respirazione. Il tartufo stretto lo troviamo nelle teste ipertipiche, con la mascella superiore molto accorciata e stop eccessivamente incassato nel cranio.

La forma del muso risulta determinata da mascelle larghe e forti, da una mandibola ben curva verso l’avanti e verso l’alto, con dentatura diritta e da un labbro superiore che, con disegno elegante, tocca la mandibola leggermente curva e prognata. La superficie anteriore del muso è pressapoco quadrata, il labbro superiore poggia su quello inferiore. Il mento deve essere ben marcato, visto davanti e di lato e condiziona al massimo l’espressione Boxer. In essa giocano contemporaneamente tre fattori: prognatismo, grado di curvatura della mandibola, e profilo del labbro superiore. Secondo la Rezewski, un prognatismo troppo marcato è da rifiutare, così come uno troppo scarso. Un mento poco marcato disturba gravemente l’espressione, ma non l’importanza funzionale della mandibola, cosa che invece accade in caso di eccesso di prognatismo.

Il prognatismo è una cosa innaturale e comporta una debolezza della mandibola, la nascita di incisivi piccoli e debolmente impiantati e dei canini poco solidi; ciò ha come conseguenza una dentatura irregolare. Quanto più il prognatismo è accentuato, tanto più la mandibola è stretta e minor posto trovano i denti.

lo non sono perfettamente d’accordo su questo punto con la Rezewski. Probabilmente si tratta solo di sfumature, comunque vorrei precisare quanto segue. Se accogliamo in pieno il pensiero della Stockmann su questo argomento, che è un pensiero basato sulla meccanica del morso, un prognatismo scarso non deve mai essere penalizzato, a condizione che sia associato a una mandibola giustamente curvata verso l’alto e quindi esprimente un mento ben evidente, così come vuole lo Standard. Per lo stesso motivo sostengo che un mento scarso diminuisce l’efficacia della presa del muso del Boxer e pertanto, oltre alla espressione, danneggia anche la funzione.Un prognatismo scarso assicura la massima larghezza della mandibola, che, come vuole lo standard, costituisce il supporto per una dentatura larga, diritta, solidamente impiantata e con denti grandi e ben sviluppati e per una superficie anteriore molto larga, che è, anche questa, elemento essenziale della determinazione del tipo. A mio parere, per esempio, le riserve sollevate a suo tempo sul modesto prognatismo di York Von Springbach, alla luce dei dati di fatto e delle osservazioni di cui sopra, confermate da quello che scrive la Stockmann (si veda ancora il citato volume “Boxer” pubblicato da chi scrive) non avevano senso: tanto è vero che oggi la testa di York, è stata adottata dal Boxer Klub tedesco come emblema della razza. D’accordissimo invece con la Rezewski quando scrive che la saldezza del morso del Boxer non dipende solo dalla robustezza dei denti, ma assai di più dalla pressione della mandibola sulla mascella superiore. Ma devo anche aggiungere che, se si tratta di un muso costruito secondo le esigenze dello Standard con mandibola ben curva verso l’alto e con largo spazio per la dentatura, non si pone neppure in questione una eccessiva forza muscolare per la chiusura della mascella: di qui, ancora una volta, la necessità di pretendere mento curvo e mascella inferiore larga.

Secondo la Rezewski, suscitano poi notevoli preoccupazioni i soggetti che mostrano la lingua, tanto più in quanto spesso questo difetto viene occultato davanti al Giudice, e i soggetti con dentature curve che sfociano sovente nella cosiddetta mandibola a cucchiaio, che è una espressione deteriore del tipo.

Altro problema importante che riguarda la dentatura è quello della dentatura sghemba e quello causato dalla torsione della mandibola sul suo asse, longitudinale. E’ evidente che il secondo caso èŠ di gran lunga il più grave, e che si impone la necessità di una diagnosi accurata e precisa dei diversi casi che ci vengono presentati e che non si deve fare confusione fra i due difetti.

Il tentativo di realizzare sempre più tipo, con uno stop più marcato, più prognatismo e soprattutto con muso largo e con larga superficie anteriore, senza che ci si preoccupi della giusta lunghezza che deve avere il muso, non deve essere spinto tanto avanti da compromettere la salute e la funzionalità della testa del Boxer. Questo ci porta ad avere nella dentatura superiore dei denti soprannumerari; invece delle forme abitualmente presenti nei Canidi (6 incisivi), riscontriamo dentature curve con 7-8 e magari anche 9 incisivi.

Queste sono anomalie ritenute pericolose da Burn e Fraser (1966) secondo i quali (pur senza un corredo suffIciente di esperimenti probatori) esse stanno ad indicare una decalcificazione delle ossa. Il richiamo è quanto mai opportuno, perchè da parte di molti Giudici ed allevatori si ritiene comunemente che la tipicità della testa del Boxer sia soprattutto sostenuta da un prognatismo ben marcato, da un cranio molto convesso, da una canna nasale sostanzialmente corta. Come vedremo più innanzi, non è questo il modo in cui si deve guardare al Boxer .

Questi fattori negativi appaiono in tutte le razze dove esiste un raccorciamento del muso e uno stop molto marcato ed hanno come conseguenza la comparsa di casi di palatolabioschisi. Pertanto li troviamo nelle linee di sangue molto tipiche o ritenute tali. Un totale risanamento non si avrà mai finchè alleveremo Boxer e pretenderemo di conservare queste caratteristiche razziali.

Non dobbiamo dimenticare che la costruzione della testa, nel Boxer, è un fatto innaturale.

Chi ha avuto contatti non occasionali con me, ricorderà che io ho sempre sostenuto che abbandonando completamente la selezione nell’allevamento del Boxer e lasciando questi cani completamente liberi di accoppiarsi fra di loro, senza alcun controllo o impedimento, si finisce nel giro di poche generazioni, per perdere tutti i caratteri essenziali della razza e per vedere sorgere e affermarsi quelle forme che ricordano il cane delle origini. Ma gli stessi caratteri verranno maggiormente fissati e pericolosamente rafforzati se accoppieremo soggetti ambedue caratterizzati dai difetti di cui sopra, tanto più poi se sono parenti.

Perciò ( e anche questo è da sottolineare, perchè estremamente importante) lo scopo finale di realizzare la perfetta testa del Boxer avrà successo solo a costo di una continua osservazione e di un costante autocontrollo. Si tratta, in sostanza, di una lunga marcia sul filo del rasoio, ove non sono consentite deviazioni nè da una parte nè dall’altra.

Dallo sviluppo della razza, sappiamo che l’allevamento ha sempre poggiato su alcuni grandi riproduttori: da Rolf Von vogelsberg a Lustig Von Dom, a Edler v.d. Fuhlenburg a Witherford hot Chestnut a Car­lo von Henningshof. Ognuno di questi ha avuto, nel suo tempo, una testa eccellente, ma è natu­rale che, con l’uso frequente di questi riproduttori in alleva­nento, si finisca per riprodurne non solo le qualità, ma anche gli aspetti negativi.

Pertanto è giusto che ci si chieda se la testa di Lustig von Dom, che allora fu ritenuta un modello ideale, sia ancora un modello valido e una unità di misura soddisfacente per i Boxer di oggi. Se noi andiamo a misu­rare i rapporti cranio/muso nei nostri Boxer attuali, ci convinceremo che non abbiamo più un rapporto cranio/muso di 2 a l, ma bensì di 3 a l o di 4 a l. Senza andare a rinvangare le teste scarsamente tipiche, degli anni passati, occorre convenire che oggi siano certamente arrivati al massimo possibile di ipertipo e pertanto è necessario preoccu­parci di non accoppiare fra di loro soggetti ipertipici soprat­tutto poi se, come abbiamo det­to più sopra, strettamente im­parentati fra di loro. Il discorso è facile da fare, ma un po’ meno da realizzare nei fatti, in quanto si suppone un’attenzione dedi­cata all’ascendenza dei nostri cani, che comunemente è fuori dalle regole dell’allevamento quotidiano. Perciò ritengo op­portuno ricordare che a questo proposito l’importanza dei von Reiterstadt e discendenti (in particolare di Wasko von der Reiterstadt), anche se oramai fuori dalla grandissima parte delle nostre genealogie, ma, guarda caso, pressochè costan­temente presenti nelle migliori linee odierne di sangue Boxer, che vengono usate molto fre­quentemente e assai spesso in consanguineità.

Forse si è esagerato nella am­mirazione per la potenza eredi­taria di Carlo von Henningshof, con particolare riguardo alla sua testa. Le conseguenza si possono riassumere in crani troppo alti, dorso del naso trop­po corto, narici troppo strette, lingue troppo lunghe, anomalie della dentatura, palatolabio­schisi.

Qualche annotazione pro­babilmente non guasta. Che co­sa significa cranio troppo alto? A mio parere è chiaro che que­sta espressione si identifica con la richiesta di una marcata con­vessità del cranio: il richiamo a me pare giusto perchè da diver­se parti, anche in Italia, si sta forse esagerando nel pretendere queste marcate convessità del cranio, come irrinunciabile espressione del tipo. Che in questa pretesa non si debba an­dare molto lontano lo dimostra anche il disegno di testa ripor­tato nel testo dell’articolo di cui ci stiamo occupando, in cui, ac­canto a un salto naso frontale piuttosto alto, abbiamo un pro­filo della parte superiore del cranio che delinea una conves­sità appena accennata.

Come sempre, ancora una volta, nel Boxer, non si può mi­gliorare una situazione spingen­doci sempre più avanti verso estremismi che, razionalmente, non sono accettabili. Se una pil­lola fa bene, non è vero, nel Bo­xer che due facciano meglio, perchè si corre il rischio di ca­dere dall’altra parte della sella! Della lingua troppo lunga, si è cominciato a parlarne pubblicamente dopo la Jahressiege­zuchtschau di quest’anno. An­che se le osservazioni, fra l’altro non molte quelle fatte in Italia, non sono molto frequenti e co­munque non molto gravi, io so­no d’accordo che ci si debba preparare in allevamento a combatterle. Ma io ho l’impres­sione che esse non siano dovute solo a Carlo v. Henningshof: al­cuni casi che conosco io esclu­dono la presenza di Carlo von Henningshof nella loro genea­logia e ritengo pertanto che sia­no necessarie prudenza e pon­deratezza nella scelta dei ripro­duttori e che non si possa adot­tare, di punto in bianco, nelle esposizioni, una linea di con­dotta estremamente penalizzan­te, come pare sia accaduto a Wolfratshausen, nei confronti di soggetti che mai in preceden­za erano stati oggetto di qualche riserva sotto questo punto di vi­sta.

La caccia alla Streghe, è sem­pre estremamente dannosa.

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