DIFFORMITA’ DI GIUDIZI

DIFFORMITA’ DI GIUDIZI. ( Rivista boxer anno 1994, n°4).

Un autorevole ed onesto esponente del nostro Club, allevatore serio e responsabile, mi faceva notare, sabato sera, alla vigilia del nostro raduno di Ferrara, come i giudizi e le valutazioni rilasciate nelle nostre esposizioni dai diversi giudici siano troppo spesso fra di loro contrastanti e di conseguenza i risultati contradditori e tali da creare profonda confusione fra gli allevatori al momento delle scelte di allevamento. Già in precedenza, mi era stato fatto da altri allevatori lo stesso rilievo e io stesso, proprio per questo avevo ritenuto di sollevare il problema in una recente riunione del comitato dei giudici. Non ho avuto l’impressione di aver ottenuto dei grandi risultati. Comunque ritengo che questi miei amici abbiano ragioni da vendere e pertanto penso che non sia fuori luogo intervenire in questo modo in questa sede.

Certamente le cause di questo malessere sono molteplici:

da quelle storico-culturali a quelle comportamentali a quelle tecniche. Non intendo in questa sede esaminarle e discuterle tutte, una per una. Mi limiterò a trattare delle cause tecniche, che sono quelle più immediate. Non certo tuttavia le più importanti. Non credo infatti che sia possibile annullare o anche solo modificare l’abito mentale che persone probabilmente in buona fede si sono costruite in molti anni di attività Dovrei fare un processo alle cause che li hanno indetti a certe convinzioni e a certi comportamenti. Non sarebbe possibile e allora penso che stando così le cose, la situazione non cambierà più di tanto. Penso invece sia necessario preoccuparci di preparare, tecnicamente, culturalmente e comportamentalmente, le giovani schiere di coloro che saranno chiamati ad assumersi delle grandi o piccole responsabilità nell’allevamento del Boxer del futuro. Per questo ritengo mio dovere, come Boxerista, di proporre a chi è in condizione di recepirle, alcune considerazioni importanti: per ora, per esempio, con questo intervento desidero occuparmi della importanza del giudizio di insieme che si deve dare del Boxer, prima di passare a giudicarne le singole parti. Non credo che siano oservazioni inutili.

Boxer uguale a cane di utilità, addetto alla difesa. Mi chiedo in quanti, che si accingono ad esprimere un giudizio su questi cani, si sono mai chiesti, non in superficie, ma in profondità, il significato di queste parole e se si sono mai proposti di essere aderenti alla risposta che ne deriva.

Il primo requisito di un cane di utilità, quello di qualunque utensile: di essere funzionale, cioè di corrispondere agli scopi per cui è stato prodotto: appunto la difesa, in tutte le sue implicazioni. Anche se la testa è la parte del corpo in cui maggiormente si esprime il tipo, anche se I’incollatura, per esempio, è la parte più esteticamente pregevole, per il profano, non è possibile mettere in primo piano un Boxer solo perche ha una bella testa tipica, sostenuta da una splendida incollatura. Il Boxer deve essere visto tutto insieme, in base ai requisiti che deve avere, di cane da difesa, dalla testa alla coda!

Il Boxer non deve essere considerato un’opera d’arte, creato nello studio di un artista, il quale l’ha realizzata secondo un suo stile, secondo i suoi personali punti di vista, secondo la sua personale conoscenza del soggetto, che deve ritrarre ecc. Il Boxer è invece, e deve essere un “utensile”, creato dall’uomo per servirsene per la difesa e costruito sulla base di programmi di sviluppo ben precisi, secondo misure, volumi, proporzioni tali da rispondere a criteri di utilizzazione ottimale, in cui siano da escludere scompensi, frizioni, squilibri, carenze e punti deboli, qualitativi e costruttivi. Abbiamo detto che la prima caratteristica di un cane di utilità deve essere la funzionalità. Fortunatamente, lo Standard dà una descrizione della testa, del tronco e del carattere del Boxer che, se realizzate in maniera ottimale, assicura la massima funzionalità. Ma il Boxer, oltre che un cane di utilità, è anche un cane da difesa. E come tale, deve essere costruito entro una determinata prospettiva. La sua taglia,per es., deve essere contenuta nei limiti dettati dallo Standard: 57-63 cm. per i maschi, 53-59 cm. per le femmine. La storia della razza e la meccanica ci indicano nelle misure intermedie fra i due estremi la taglia ideale. Non solo, ma la tecnica e la conoscenza dello sviluppo della razza ci assicurano che i soggetti di taglia media sono i più armonici e i più corretti, quindi i più funzionali.

Boxer di grande taglia, disarmonici, con difetti di costruzione non servono, perchè oltre a non assicurare il massimo rendimento danno una produzione che in gran parte avrà i loro problemi. L:allevatore, se è responsabile e serio, non può e non deve piegarsi alle esigenze di un pubblico che non conosce gli elementi per una scelta ottimale.

AI Boxer, come cane da difesa, noi dobbiamo chiedere anche potenza, sostanza, ossatura, massa. E quindi tutta l’attrezzatura per una buona difesa e per un attacco efficace.

Non è possibile rinunciare o ridurre queste esigenze per fare un animale dolicomorfo, con collo molto lungo, sostanzialmente sottile, alto in gambe, con torace non sufficientemente sviluppato, come da molte parti viene richiesto e incoraggiato. Il Boxer non deve essere un alano e neppure un levriere.

Il Boxerismo degli anni ’50 aveva diffuso il detto che il Boxer deve essere un cane tanto robusto da difenderti da un qualunque assalitore e al tempo stesso tanto elegante da accompagnare una elegante signora senza guastare l’armonia dell’insieme. Si tratta, parzialmente, di una grossa balla. E’ vera la prima parte, ma non è, e non deve essere vera, la seconda perche ti può portare inevitabilmente a trascurare il concetto di cane da difesa e a favorire il “levriere’ ‘.

Un concetto legato a questo (e anch’esso frutto degli insegnamenti degli anni cinquanta) è quello della femminilità.

Gli allievi di questa scuola si pongono ancora oggi il problema se preferire la femmina elegante o quella potente.

E’ un dilemma che non ha ragione di esistere. E’ come se ci chiedessimo se dal punto di vista funzionale, cioè come capacità di difesa e buona attitudine alla riproduzione sia preferibile una massaia rurale a una mannequin. Il Boxer funzionalmente costruito è di per sè stesso elegante ed armonico e può anche seguire senza problemi una elegante signora, anche se il Boxer non è stato costruito per questo. Ancora negli anni ’50 si definivano “craponi” i boxer tedeschi, e non si metteva in conto che quelle erano, e sono, teste funzionalmente corrette.

Ma un Boxer, per essere funzionale, deve essere anche molto mobile: il che significa che deve essere in condizione di muoversi su qualunque terreno, per distanze ragguardevoli (anche 50-60 Km), con una velocità non trascurabile.

Ovviamente, il migliore sarà sempre quello che soddisferà queste tre esigenze nel modo più completo possibile.

Per poter ottenere questi risultati deve essere costruito in modo da potersi muovere con il minimo sforzo indispensabile, che il movimento e la spinta prodotti dal posteriore siano trasmessi all’anteriore nel modo più redditizio possibile, atvaverso un rene largo, solido, ben articolato con il dorso e con la groppa, che gli ammortizzatori, rappresentati dalle articolazioni, di fronte all’urto sul terreno riducano al minimo le sofferenze dell’animale.

Collegato al concetto di mobilità, va preso in considerazione il concetto di resistenza, che è un po’ il compendio di quanto si è detto prima. Infine si dovrebbe accennare al carattere: ma questa è una caratteristica a cui, nelle esposizioni di bellezza non si presta attenzione. Ma penso che non si possa non tener conto della nevrilità, dell’equilibrio psico-nervoso del soggetto, della sua sottomissione, della sua aggressività ecc., della sua costituzione, in una parola. Riassumendo: il giudizio di insieme del Boxer ci permette di esprimerci sulla sua funzionalità di cane di utilità e da difesa, sulla sua taglia, sulla sua sostanza e ossatura, sulla sua mobilità, sulla sua resistenza alla fatica, sulla base della sua costruzione. Ce n’è a sufficienza per farsi una idea abbastanza esatta del Boxer che abbiamo sott’occhio, ancora prima di passare all’esame dettagliato delle singole parti. E’ su questo esame che io desidero invitare i giudici a fare la massima attenzione e a non trascurare le conclusioni al momento di attribuire la qualifica e la classifica, bandendo assolutamente l’istinto e il compromesso e facendo conto solo sul ragionamento.

Troppo spesso si concede la preferenza alle ballerine e alle farfalle; questo non significa contribuire a creare il vero Boxer.

Dr. Tomaso Bosi

Share:

Lascia un commento