Capire il boxer

Capire il boxer

Articolo di Tommaso Bosi da rivista “Boxer” n.25 del febbraio 1979

Il lettore attento ed obiettivo si sarà certo reso conto che dal mio precedente scritto esulava qualunque intenzione di polemica personale. A maggior dimostrazione di ciò, sta il fatto che riprendo l’argomento sul tipo e sulle attitudini del Boxer, lasciando deliberatamente perdere accuse, lamentele, insinuazioni ecc. ecc.

Si aggiunga che recentemente a Bologna ha avuto luogo un convegno dei Giudici specialisti del Boxer, ove ci si è intrattenuti sostanzialmente sulle attuali necessità dell’allevamento del Boxer in Italia: in altre parole si è messo lo spolverino sull’articolo di De Sanctis, confermando poi le mie aspirazioni a che lo stesso articolo non cadesse nel vuoto, e gli fosse data la maggior importanza. Il lettore verrà del resto informato ufficialmente di quella seduta, che è stata estremamente interessante perché magnificamente guidata dal nuovo Presidente e per lo stile, il calore, la competenza di cui è stato dato saggio da tutti i partecipanti. Da moltissimi anni non si assisteva a un dibattito fra Boxeristi, così ricco e a un tale livello. Indice che oramai tutti erano fondamentalmente d’accordo sia sulle tesi di De Sanctis, sia sulla necessità di imboccare altre strade.

E’ stata proprio in quella sede che è maturata in me l’idea di riprendere l’argomento sulle attitudini e sul tipo del Boxer, con un discorso ragionato che spiegasse e facesse capire al lettore più inesperto perché il Boxer deve comportarsi in un certo modo e perché è fatto secondo un certo modello e quindi perché non è permesso ad alcuno di sognare dei Boxer con una morfologia diversa da quella che, a ragion veduta, lo Standard pretende. Le fonti a cui sono risalito per questo mio scritto sono: la solita Stockmann e Jvor Ward Devies, ingegnere inglese, autore di un interessante studio sul Boxer come macchina, visto da un punto di vista ingegneristico, che è quanto di meglio io abbia letto in questi ultimi tempi.

Nella sua autobiografia, la Stockmann ricorda un episodio, che, a nostro parere, è estremamente emblematico ed istruttivo per capire le attitudini del Boxer. Philipp Stockmann ha da poco acquistato il suo primo cucciolo Boxer: Pluto, e lo porta sempre con sé sul suo posto di lavoro, che è un grande caseggiato popolare alla periferia di Monaco, nel cui vasto cortile sostano e giocano i cani dei numerosi inquilini. Fra gli altri, un alano che è il terrore di tutti i cani della borgata.

Un giorno l’alano sta rosicchiando al sole un grosso osso, mentre gli altri cani se ne stanno seduti in cerchio a debita distanza a godersi la scena. Ma non Pluto, il quale con la sua andatura ballonzolante e la sua aria un po’ incosciente e un po’ spavalda, attraversa il cortile e si avvicina impavido all’alano, per dividere con lui il banchetto. L’alano interrompe la sua azione e afferra per la pelle del dorso l’inatteso scocciatore, sollevandolo nell’aria prima di punirlo severamente. Ma il cucciolo Boxer, con una rapida mossa, si gira dentro il suo manicotto di pelliccia e afferra con la fortissima morsa delle sue mascelle la regione sottorbitale del gigante, il quale sorpreso e annientato dal dolore, molla la presa e cerca di liberarsi del suo aggressore, sbattendo la testa da tutte le parti e agitandosi furiosamente per togliersi di dosso quella piccola mignatta che non molla. Non molla fino a quando ha la netta sensazione che il bestione è sconfitto e disposto ad accettare la resa senza condizione. Solo allora molla la presa e con aria trionfante e superba va a prendere possesso dell’osso che gli spetta come trofeo di vittoria, mentre l’alano umiliato batte in ritirata con la coda fra le gambe.

Abbiamo detto che l’episodio è emblematico: e di fatto riflette e riprende tutto quello che l’uomo in secoli di convivenza e di collaborazione ha instillato nel cervello del suo ausiliare attraverso sanguinose battaglie di caccia con i tori o con i cinghiali delle foreste avite.

La natura aveva inizialmente progettato un solo tipo di cane, ma l’uomo successivamente lo aveva mutato, plasmandolo e formandolo secondo le sue varie e molteplici esigenze o necessità. Per la grande caccia si era venuto creando un tipo di cane che doveva essere dotato di una presa di grande potenza e di una notevole forza e mobilità per poter essere quell’efficace e formidabile cacciatore e assalitore di tori e di grande selvaggina (alci, cervi, cinghiali ecc.), di cui l’uomo aveva bisogno. Questo cane doveva attaccare il selvatico, afferrarlo per il naso e non mollarlo più fino alla sua totale sconfitta. Pluto si era comportato in questo modo, senza paura, attaccando l’alano. Piano piano, dagli antenati del medio evo a tutt’oggi, il Boxer si è venuto così via via evolvendo attraverso una modificazione delle regioni del suo corpo, che gli consentono di adempiere alle sue funzioni con sempre maggior rendimento e facilità.

Se noi ci soffermiamo a chiederci il perché di questa evoluzione e i traguardi di essa, ci renderemo conto di come deve essere il Boxer e respingeremo facilmente le tentazioni di pericolose deviazioni. Pluto ci ha insegnato (se già la storia non lo avesse fatto da secoli) che la prima funzione del Boxer è quella di attaccare una preda, di afferrarla e di non mollarla più. Lo strumento principale per raggiungere lo scopo è la testa; i denti ne sono gli attrezzi basilari, le mascelle la parte essenziale. Immaginiamo dunque che il nostro Boxer afferri il naso del toro restando completamente staccato dal terreno e sospeso nel vuoto, sostenuto dalla semplice presa delle mascelle. Praticamente abbiamo in azione una tenaglia, la cui efficacia è moltiplicata da una leggera curvatura della mandibola. Ecco perché un buon mento nel Boxer è indispensabile. «Non m’importa che un Boxer sia molto o poco prognato, diceva il gran padre Widmann, ma mi interessa che abbia mento». Non è un fattore estetico, o lo è in misura minore, ma prima di tutto è un fattore funzionale: cioè di tipo perché di funzione.

La giusta distribuzione dei pesi, che deve garantire la massima efficacia, è poi condizionata dalla massima larghezza delle mascelle. L’azione di un tal meccanismo non richiede necessariamente l’impiego di una grande forza e quindi non sarà necessario al Boxer un eccessivo sviluppo dei muscoli delle guance. Dalla ferita della presa sgorgherà poi facilmente una grande quantità di sangue che potrà creare dei problemi sia alla respirazione che alla vista del nostro cane: e allora i pionieri della razza hanno voluto un tartufo molto largo e rivolto all’insù e uno stop ben pronunciato con delle rughe che convogliassero il sangue dalla radice del naso, in giù, verso le labbra onde evitare gli inconvenienti di cui si è fatto cenno più sopra. Ma la caccia ai grandi selvatici aveva messo bene in evidenza che il nostro ausiliare doveva essere dotato ancora di altre caratteristiche fondamentali. Si era visto cioè che i cani che non fossero, oltre che forti e costruiti nel modo giusto, anche intelligenti, finivano per avere la peggio negli scontri con l’avversario. Sappiamo tutti che intelligenza ed efficienza del cervello sono due elementi strettamente collegati fra di loro: anche se il cervello è un miracolo di miniaturizzazione, tuttavia richiede pure un certo spazio. Pertanto il Boxer intelligente dovrà avere un cranio sufficientemente sviluppato, mentre un cranio esile non serve. Per conseguenza il muso dovrà essere largo, sia per avere delle mascelle ben distanziate fra di loro, sia per bilanciare il cranio. Da quello che abbiamo detto, scaturisce l’immagine reale e tipica della testa del Boxer. Una testa che non abbia caratteristiche simili a quelle che abbiamo detto, non potrà adempiere alla sua funzione e quindi non interpreterà correttamente il tipo.

Braccio di supporto. Dopo la testa bisognerà prendere in considerazione un sistema articolato che la colleghi al mezzo mobile e le assicuri in ogni momento la posizione meccanicamente migliore. Questo sistema è il collo, che deve essere lungo e flessibile, ma forte e muscolato: kg. 30-35 di Boxer che sbattono sù e giù, sono di per sé un grosso problema. Un cane dal collo di giraffa non resisterebbe più di dieci minuti. La posizione del collo aiuta la sua flessibilità: esso si inserirà profondamente fra le spalle e avrà un importante punto di forza nella prominenza occipitale.

Il Centro energetico. Cuore e polmoni rappresentano la centrale energetica del Boxer. Essa richiede naturalmente uno spazio sufficientemente ampio, con una buona elasticità delle costole e una corretta profondità del torace. Un cane troppo alto sugli arti anteriori può mancare di proporzione quando abbia un torace poco profondo. In tali casi l’elasticità delle costole è insufficiente, mentre una cassa toracica troppo piccola e poco sviluppata non può mettere il motore in condizione di resistere a lungo. Il risultato finale può anche essere piacevole, secondo un giudizio superficiale, ma il torace che si ottiene sarà quello di un terrier e non quello di un. Boxer.

Il veicolo. La centrale energetica di una macchina, in generale, è collocata molto vicino al punto più importante dello chàssis. Noi possiamo paragonare la colonna vertebrale del Boxer al telaio di una macchina: con la sola differenza che esso è costituito da una sola putrella per avere il massimo possibile di elasticità. La forte muscolatura connessa e inserita nella colonna vertebrale e una solida articolazione con la groppa assicurano solidità e flessibilità. Quando questa regione è debole si ha una andatura traballante, assai spesso collegata con scarsa spinta del posteriore. Spesso non si presta soverchia attenzione all’importanza del complesso dorso-lombi-groppa nell’andatura del Boxer, mentre invece questo è uno dei punti focali del giudizio. Spiace talvolta osservare, come è accaduto anche di recente da parte dei giudici autorevolissimi, come si diventi preda inconscia di una bellissima testa e si dimentichi di dare il giusto valore (negativo, naturalmente) a una andatura che rivela gravi insufficienze scheletriche e funzionali.

Finora della macchina Boxer abbiamo preso in considerazione il Computer (cervello), la testa come attrezzo per svolgere un certo lavoro, il collo come braccio di leva, la centrale energetica rappresentata dal torace e dagli organi in esso contenuti, la colonna vertebrale, come parte principale del telaio. Bisogna aggiungere un mezzo di locomozione. Il Boxer è una macchina a motore posteriore, come del resto tutti gli altri quadrupedi. La potenza sviluppata è trasformata in spinta dalle zampe posteriori con un movimento alternato non rotatorio. Per sfruttare al massimo la potenza occorre che i piedi posteriori nel momento della spinta rimangano il più a lungo possibile a contatto con il terreno. E’ un lavoro di leve come lo conferma ogni libro di anatomia. Una angolatura carente limita il movimento e costringe il cane a piccoli movimenti del posteriore con una spinta insufficiente.

Poiché un movimento di questo tipo, visto di dietro, può sembrare ancora buono, è necessario, in sede di giudizio, fare molta attenzione al modo con cui il cane si muove.

Quando il posteriore, invece, è eccessivamente angolato, esso sarà necessariamente debole a causa del gioco non corretto delle leve, dello scarso sviluppo dei muscoli della coscia, del debole attacco del garretto. In questi casi, osservando il cane in movimento, dal di dietro non sarà possibile vedere i polpastrelli dei piedi posteriori; la forza di impulso sarà annullata o molto ridotta. Anteriore e posteriore devono essere ugualmente bene angolati. Un cane diritto di spalle e con i posteriori corretti non potrà mai bilanciare la lunghezza del passo, essendo sfalsato il tempo in cui i piedi anteriori e quelli posteriori vengono appoggiati sul terreno. In questo caso le zampe anteriori marciano a vuoto, poiché devono restare più a lungo sollevate nell’aria descrivendo una curva molto alta verso l’avanti, fino a determinare con ciò una andatura interrotta che per i profani è molto bella, ma che di fatto si traduce in perdita di energia. L’andatura tipica del Boxer è così leggera e redditizia da sembrare poco appariscente in confronto con l’andatura dispendiosa di un cane che consuma tutta la sua energia solo a spostarsi da una parte all’altra del Ring.

Le sospensioni. Come ogni macchina anche il Boxer ha bisogno di sospensioni per ammorbidire gli urti sul terreno. Se le angolature sono corrette, l’ammortizzazione è sufficiente e la macchina è ben protetta contro qualsiasi danno derivante dall’appoggio sul terreno. Quando si progetta un veicolo, uno degli obiettivi è quello di ridurre al massimo il peso non sopportato dagli ammortizzatori. Se l’ammortizzazione della spalla è carente, si possono verificare altre soluzioni: 1) andare a cercare l’ammortizzazione in una altra parte dell’arto, richiedendo ad esempio una maggior inclinazione del pastorale e, eventualmente, dei piedi più chiusi con dei polpastrelli più spessi, oppure, 2) evitare una ossatura dell’anteriore eccessivamente pesante. Qualsiasi difetto di costruzione, in questo punto, può creare dei problemi, come lussazione dei pastorali o perdita di solidità dello scheletro. Un’altra cosa importante è la qualità dell’osso: essendo questa la materia con cui è costruito il telaio della macchina, essa non deve essere di comune ferro, ma di solidissimo acciaio. L’ossatura dovrà essere tanto sviluppata da evitare una impressione di debolezza, ma non bisogna dimenticare che talvolta la natura cerca di rimediare a una qualità scadente dell’osso, con un aumento di volume dello stesso e aggiungendo ancora peso superfluo. Ma ciò finisce per ridurre la resistenza.

Aspetto generale. Oltre a quelli che abbiamo visto fino a questo momento, che sono difetti che interessano la funzione e che toccano più da vicino il tipo (e che io classificherei come difetti primari) abbiamo anche dei difetti che l’autore inglese, con felice espressione, chiama cosmetici. Essi possono essere: gli occhi chiari, le orecchie mal portate, la scarsa pigmentazione, la giogaia, i colori ai due limiti del mantello, ecc. ecc. Essi non compromettono l’efficienza della macchina, ma tendono a rovinare l’aspetto generale. E’ pertanto opportuno non lasciarsi guidare da impressioni superficiali e mettere invece in luce altri aspetti più semplici, ma più corretti, ai quali non sempre si riconosce la dovuta importanza. Ci sono poi delle tendenze nello stile. Molto spesso si guarda compiaciuti all’altezza e questo concetto si può accettare fino a quando non si alterino né l’armonia né l’equilibrio. D’altra parte vi sono delle regole ben chiare e lo Standard al riguardo è eloquente. Si deve tuttavia far notare che da un punto di vista ingegneristico è più corretto un maschio al limite inferiore della statura, che non uno ai limiti superiori.

Ispezione finale. Ovunque occorre un controllo della qualità. Nel nostro campo, esso è esercitato dai giudici, che sono i responsabili della razza. Il giudice deve conoscere le caratteristiche di base e lo scopo per cui il Boxer è stato progettato. D’accordo che non verrà condotto in Ring un toro per giudicare un Bulldog, ma è anche vero che non si distrugge un aereo per sperimentare ogni missile telecomandato che viene costruito. Tutto questo perché sappiamo che se un meccanismo risponde alle caratteristiche richieste, soddisferà ai bisogni per i quali è stato costruito.

Lo scopo di questo articolo a noi sembra evidente: cercare di capire il Boxer nella sua essenza: nelle prestazioni che gli sono richieste e, perché, esse siano le migliori possibili, conseguentemente nella sua conformazione. Si è voluto portare il lettore, in altre parole, attraverso un ragionamento freddo e matematico a giudicare il Boxer al di fuori e lontano da concetti meramente e discutibilmente estetici, con sacrificio della funzione e quindi del tipo.

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